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‘Ndrangheta a Perugia: commerciante ha paura ma non si ferma

Al telefono, lo scorso anno, uno dei presunti organizzatori della cellula di ‘ndrangheta di Perugia sgominata due giorni fa dai Ros al comando del colonnello Cosimo Fiore, si lancia in una minaccia nei confronti di un cittadino straniero, che non sembra lasciare spazio a dubbi. «Devi prendere un negozio qui a Perugia? – chiede il presunto promotore dell'associazione a delinquere all'ignaro interlocutore – ti ho detto di non prenderlo il negozio, perché se no chiudi, il secondo giorno chiudi, ti sto dicendo di non prenderlo perché poi avrai problemi, tu prendilo che poi li vedrai i problemi». Seppure interdetto e poi spaventato nel timore di ritorsioni, al punto da dormire per giorni davanti e dentro il negozio di frutta e verdura che voleva a tutti i costi acquistare, il cittadino straniero da anni residente in Umbria l'affare lo concluderà lo stesso, avendo già versato la caparra, anche se avrà motivo di pentirsi perché le minacce e i danneggiamenti arriveranno implacabili.
Questo episodio del 2012, uno dei tanti ricostruiti dai Ros su delega della Dda di Perugia guidata da Antonella Duchini, che ha portato anche al sequestro di beni mobili e immobili per 30 milioni, la dice lunga sull'operazione Quarto Passo che l scorsa settimana ha condotto all'emissione di 61 ordinanze di custodia cautelare (54 arresti e 7 obblighi di dimora). I reati contestati vanno dall'associazione mafiosa all'estorsione, dall'usura alla bancarotta fraudolenta fino allo sfruttamento della prostituzione, passando per danneggiamento, truffa, trasferimento fraudolento di valori e spaccio di droga.

Il Ros di Perugia ha documentato una serie copiosa di condotte mafiose del sodalizio che, secondo le ipotesi investigative, rispondeva alla casa madre, il “locale” di Cirò e Cirò marina (Crotone) ai piedi della cosca Farao-Marincola. Per dare un'altra idea delle condotte del sodalizio, il Ros e la procura hanno diffuso un video in cui, sempre al telefono, due sodali minacciano di uccidere un terzo soggetto, reo, secondo loro, di aver tradito la presunta associazione mafiosa. La minaccia è percepita in modo talmente convincente che il “traditore” additato, lascerà l'Italia e si rifugerà in Germania.
«L'associazione di tipo ‘ndranghetista stanziatasi in Perugia – si legge nelle premesse dell'ordinanza di custodia cautelare – non può, semplicisticamente essere definita come un'articolazione periferica della struttura criminale calabrese sorta e radicata nel territorio d'origine, ma si configura invece come un'autonoma associazione composta da soggetti residenti in Umbria da oltre un decennio, i quali, pur avvalendosi dei metodi tipici delle associazioni di tipo mafioso e chiaramente conservando gli originari rapporti di parentela e contiguità con soggetti operanti nella regione di provenienza, operano autonomamente ed in via esclusiva in Umbria, conservando sempre un “basso profilo” criminale, al fine di non attirare sull'organizzazione l'attenzione delle forze dell'ordine in un territorio, quale quello umbro, a torto ancora ritenuto da taluni “isola felice” ed invece in via di progressiva “mafizzazione”».

Le attività di indagine condotte in precedenza in Umbria, hanno consentito di accertare il reimpiego e/o il riciclaggio di capitali (provenienti dai casalesi di Villa Literno nonché da organizzazioni ‘ndranghetiste solitamente per il tramite di soggetti calabresi stabilitisi in regione) soprattutto in attività economiche ed imprenditoriali come l'edilizia (a seguito del terremoto del 1997), la ristorazione e la gestione di locali di intrattenimento.
Il procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti, intervenuto alla conferenza, ha parlato di una autentica «holding criminale. Questa operazione conferma gli interessi della criminalità organizzata verso la green economy. gli imprenditori vittime delle estorsioni quando hanno capito che si trattava di un'indagine seria hanno collaborato. Un segnale importante anche per altre regioni L'intervento è stato estremamente tempestivo, per cui mi sento di dire che si può guardare al futuro con relativo ottimismo». Per Antonella Duchini «non sono emersi collegamenti con politica e pubblica amministrazione. Questo è un territorio considerato ancora un'isola felice e quindi spesso non vengono colti i segnali di infiltrazioni della criminalità organizzata».

r.galullo@ilsole24ore.com

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